MORTO CHE PARLA

MORTO CHE PARLA

MORTO CHE PARLA *

Ora costruiamo una trama. Diamo forma e corpo all’idea che abbiamo. La trama classica è un processo di trasformazione di un protagonista che agisce in una continuità temporale. Nel caso del giallo il percorso è: delitto/indagine/soluzione del caso. Ma è solo una delle tante possibilità: a volte il colpevole è già noto al lettore e nella storia si ricostruiscono le prove, oppure il senso drammatico si sposta sul perché del crimine. O ancora in alcune “minitrame” c’è un unico personaggio che racconta la propria vita interiore.

L’importante è che l’intreccio stia in piedi, un meccanismo che deve essere perfetto e funzionare sempre senza incepparsi fino alla fine. Però in modo semplice: no a soluzioni troppo complesse. E seguiamo il principio dell’iceberg, suggerito da Hemingway, secondo il quale la scrittura è come un iceberg: solo un ottavo visibile al di sopra dell’acqua. Non esageriamo con i chiarimenti e lasciamo qualcosa di inespresso che il lettore può percepire (anche nel giallo!). Baudelaire diceva che le parti migliori di un libro sono le spiegazioni omesse. Anche questo serve a mantenere viva la tensione e a non annoiare. Il compito di raccontare è affidato a una voce narrante.

Chi parla in prima persona è dentro la storia, come Watson, amico di Sherlock Holmes in Arthur Conan Doyle, chi lo fa in terza persona può assumere gli occhi di un personaggio e attraverso questi filtrare la realtà oppure essere esterno. E onnisciente, che dà il vantaggio di passare da un personaggio all’altro rendendo più vivace la scrittura. Scegliere il punto di vista è uno dei momenti più delicati, determina non solo il meccanismo di conoscenza degli avvenimenti ma anche il colore della storia. Il narratore esterno nascosto descrive la vicenda in modo oggettivo ed è più distaccato, quello interno conosce i fatti a poco a poco come il protagonista ed è più coinvolto.

Non necessariamente il punto di vista è quello di chi indaga, può essere del colpevole o si può far parlare persino la vittima: pensiamo ad Amabili resti di Alice Sebold. Variare alternando le voci può essere interessante, soprattutto se i personaggi sono molto diversi tra loro.

Come scelta particolare citiamo La scomparsa di Patò di Andrea Camilleri: il romanzo è composto solo da documenti: articoli di giornale, lettere, esposti, verbali di polizia ecc. dai quali si evince l’intreccio.

* Rex Stout 1950

Angela Borghi, medico, ha lavorato in ospedale e ora si dedica alle sue passioni, soprattutto scrivere. Ha partecipato ad antologie di racconti e pubblicato quattro romanzi gialli: Delitto al Sacro monte, I misteri del convento di Casbeno, Che domenica bestiale e La ragazza con il vestito azzurro.


continua il 28 dicembre


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