Risveglio

Risveglio

La sveglia suona alle 6:30. Non sono più abituata a quel suono. È un martello per i timpani dopo le lunghe vacanze forzate, come chiama mia madre il lockdown. Ho ancora la radiosveglia di quando abitavo con i miei, di marca ignota, un cubo nero con un piccolo adesivo a forma di cuore datato tempi della scuola. Allungo il braccio, cerco il tasto e disattivo la suoneria. Il dito sfiora un angolo sbeccato. Sensazione di ruvido. Mi alzo, spalanco le persiane della camera. Giornata di sole, dico a occhi chiusi, per indovinare che tempo farà dall’odore dell’aria. In realtà non mi interessa, è solo un’abitudine. La stagione e la temperatura non avranno influenza sulla mia giornata. Non stamattina. A piedi nudi vado in cucina e mi preparo una tazza di tè. Il pavimento è fresco e la sensazione mi piace. Mi fermo per qualche secondo sulla piastrella. Wendy, la mia gatta, mi vede, sbadiglia ed esce dalla cesta. Stiracchia con pigrizia le zampe, mi viene vicina e struscia il suo pelo morbido contro le mie gambe. Poi con un sottile miagolio si avvicina alla ciotola vuota delle crocchette. Il messaggio è chiaro, ma io la ignoro. Mentre sorseggio scorro in modo distratto sul cellulare i titoli delle notizie del mattino. Niente attrae la mia attenzione. Non ricordo nemmeno cosa ho letto. I pensieri vanno, distratti da ciò che dovrò fare. La micia protesta con un verso gutturale. Mi giro e la osservo: seduta come una sfinge, immobile e perfetta, senza tempo. I suoi occhi verdi mi entrano dentro, sembrano vedere oltre. Non sostengo lo sguardo. Non stamattina. Apro l’armadio per scegliere un vestito, ma è come se fosse vuoto. Non riconosco i miei capi. Tiro fuori un paio di jeans con un maglioncino blu. Raccolgo i capelli con un elastico e poche forcine, un gesto meccanico, non ho bisogno di specchiarmi: meglio così, non ho voglia di guardarmi allo specchio. Niente trucco. Non stamattina. La bocca asciutta. Ho bisogno di bere un bicchiere d’acqua. La borsa è pronta da ieri: un pigiama, le ciabatte e il necessario per la toilette. La sollevo con fatica, la sento pesante e, nel corridoio, mi scivola dalla spalla a terra. Ho dormito poco e male. Un leggero mal di testa mi intorpidisce. Stropiccio gli occhi e cerco d’istinto nella tasca della borsetta le sigarette. Le ho buttate nel cestino fuori dell’ospedale, subito dopo l’esito della mammografia. Guardo l’orologio. Sono in anticipo. Mi siedo sul divano e Wendy si accoccola vicina; le sue fusa accompagnano con ritmo regolare il mio respiro. Placano il mio animo e mi consolano. Prendo la cartella medica e salgo in auto. Sono pronta.

di Annarosa Confalonieri

Il racconto del giorno feriale (dagli autori della nostra scuola di scrittura SCRIVERE IL CORTO)


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