La paura (minuti di terrore)

La paura (minuti di terrore)

Lisa è una bambina curiosa, sempre intenta a fare qualcosa. Quel giorno si stava annoiando, era irrequieta. Decisi di portarla al parco per distrarla.
Abitavamo a metà collina e in basso, oltre la piazza, c’era il parco. Scendevamo chiacchierando, poi Lisa si divincolò e prese a correre. Era felice, non c’era in giro nessuno, non c’erano pericoli.
All’improvviso tutto cambiò: giù nella piazza un’auto l’attraversò veloce sgommando inseguita da due auto dei carabinieri.
Dissi a Lisa: “fermati”. Ma lei si girò e impertinente, da monella qual era, fece con le mani uno sberleffo. Le auto si fermarono con uno stridio di freni e dall’auto scese velocissimo un uomo e cominciò a correre verso di noi per sfuggire agli inseguitori. Dietro i carabinieri presero a rincorrerlo.
L’intenzione dell’uomo parve subito evidente: raggiungere la bambina e prenderla in ostaggio, lei andava spensierata nella sua direzione. Urlai con voce autoritaria “Lisa fermati”. Si fermò, si voltò, mi guardò incerta, quella voce non la conosceva e la mia faccia era terribile, non sorridevo più.
L’uomo continuava a correre e anche i carabinieri, ma la strada in salita rendeva più arduo il farlo.
Accelerai il passo per raggiungere mia figlia: parve che tutto si svolgesse al rallentatore. Rividi il giorno in cui nacque, un parto difficile che per poco non mi uccise, allora avevo temuto sarebbe cresciuta senza di me; mio marito era alla ricerca disperata di una medicina speciale per far cessare l’emorragia e giunse poi in elicottero; la lunga convalescenza, ora poteva finire tutto, Lisa presa in ostaggio dal delinquente, cosa le sarebbe accaduto, l’avrebbe portata via, l’avrebbe uccisa?
Scendevo con un passo veloce cercando di non spaventarla, Lisa era ferma, mi guardò, intuì che qualcosa stava accadendo, decise di tornare da me.
L’uomo aveva rallentato l’andatura, la salita era ripida. Dietro di lui il maresciallo tolse dalla fondina la pistola e gli ordinò di fermarsi.
Meno di dieci metri lo separavano da Lisa.
L’uomo si guardò attorno in cerca di una nuova via di fuga, la salita, più erta, gli impediva di accelerare la corsa, si fermò.
Raggiunsi mia figlia e la strinsi a me.
Il maresciallo pallidissimo, grondante sudore e paura, acciuffò l’uomo, e mentre lo ammanettava ci guardammo negli occhi per un istante lungo una vita e ci dicemmo tutto quello che le parole non avrebbero potuto dire. Mi fece un cenno di saluto.
Baciai Lisa, mentre tremante sentivo che le gambe faticavano a sorreggermi.
L’uomo disse qualcosa di offensivo ridendo sguaiatamente, poi sparì circondato dagli agenti.

di Elda Caspani, illustrazione di Giorgio Carro

Il racconto del giorno feriale (dagli autori della nostra scuola di scrittura SCRIVERE IL CORTO)


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