Nell’ultimo anno ho seguito diversi convegni sull’intelligenza artificiale. Alcuni seri, con posizioni espresse pro e contro da persone competenti, e altri incontri in cui anche professori universitari si sono fermati a banalità scontate. Non parliamo dei politici. Ho in mente il sindaco di una città che ha trovato il modo di salire sul palco di una conferenza per esprimere osservazioni superficiali sull’argomento… e poi tornare al posto e accendere subito lo smartphone.
L’unico fatto rilevante, concreto, è che l’intelligenza artificiale, già presente da anni nelle nostre vite, va avanti con passi da gigante producendo nell’economia risultati non indifferenti. E siamo solo all’inizio.
Quello che preoccupa molti è il futuro. Si perderanno posti di lavoro e, ancora più grave, tutto ciò che è umano sarà sostituito dalla tecnologia, a partire dal pensiero. Non ci saranno uomini liberi, e l’omologazione sarà generale. Chi avrà un pensiero originale rischierà di sentirsi isolato dalla comunità.
Questa è la visione terrificante che preoccupa tanti, in modo particolare quelli che non perdono ogni aggiornamento con le nuove app.
Ma non è così, é anzi il contrario. Con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale l’economia ne trarrà beneficio e le persone lavoreranno di meno, mantenendo lo stesso stipendio: un cambiamento paragonabile alla riduzione della giornata lavorativa introdotta nel Novecento.
E che farà l’impiegato pubblico o privato nel tempo che resta libero, e qualunque altro lavoratore, imprenditori compresi? Una cosa semplicissima: VIVRANNO, si arricchiranno nello spirito, e anche il più abulico produrrà a sua volta lavoro. Andremo ai concerti di musica classica. Impareremo a suonare la chitarra o il piffero di traverso. Faremo un giro in barca o berremo una birra in compagnia di amici. Terremo un diario e scriveremo della nostra vita. Frequenteremo musei con competenza, e circoli di condivisione e di scambio di idee. In bicicletta o a piedi, faremo il giro del lago. In giardino alla sera praticheremo lo yoga, il tai chi e le arti marziali. I rapporti umani aumenteranno, e con essi la conoscenza.
L’umanità oggi è ridotta ai minimi termini. I valori di denaro e di potere sono gli unici riferimenti. In un declino, questo sì terrificante, sarà ancora possibile incontrare giovani con una professionalità e voglia di “cambiare il mondo”.
Come umani risorgeremo nella riscoperta della nostra natura. Ritroveremo la sua essenza, quella che la saggezza antica aveva espresso con il “conosci te stesso”. Lì dentro avremo la risposta alle nostre domande.
Questa visione non è utopia, ha radici nella realtà. Bertrand Russell prospettò una simile società il secolo scorso, e molti altri l’hanno condivisa. Ancora oggi.
Gli artisti saranno i protagonisti di un autentico rinascimento. Suonare nei locali dal vivo sarà una professione retribuita, e non più un vivere di stenti. Crescerà in ognuno la voglia di imparare qualcosa di semplice e creativo. Nessuno pronuncerà più l’espressione “non leggo perché non ho tempo”, e nessuno oserà dire a un direttore d’orchestra che non può esibirsi per questioni politiche. O che uno scrittore non potrà essere letto nelle università.
La comunicazione più autentica è quella basata sulla libera espressione, sulla crescita spirituale di ogni persona, al di là del colore della pelle, nazionalità e lingue diverse. Al di là di idee, tradizioni e culture diverse. La musica parla a tutti, l’arte esprime una ricerca personale che può essere illuminante, la lettura è un filo rosso che raccoglie pensieri di tutto il mondo. Non saremo schiavi di falsità imposte, ma liberi. Liberi, liberi!
(Abramo Vane)