Nella cittadina dove il tempo si è fermato i libri prendono polvere sugli scaffali e la gente non sa come disfarsene, occupano solo spazio nelle loro case moderne. C’è internet che risponde a tutto, i giovani vivono con i loro smartphone e il mondo è tutto lì dentro, anche quando vanno al bar siedono intorno a un tavolo e ognuno vive altrove. Beh, cose risapute.
Venticinque anni fa L’uomo con il cappello aveva inventato La Vetrina da leggere, aveva messo un raccontino e un’illustrazione in ogni negozio della via, l’aveva chiamato il Corto letterario, e non era servito a niente. Il quotidiano della città, con toni entusiasti, aveva scritto a proposito: “Leggere è un’avventura di pochi minuti, un salto nella fantasia mentre si fa shopping”, e non era servito a niente. Adesso è saltata fuori l’intelligenza artificiale, e questa qui divora umani come Polifemo avrebbe voluto con Ulisse e i suoi compagni. “Non è una tigre di carta”, dice L’uomo con il cappello, “è vera, feroce, ma noi la cavalcheremo”.
Renatina, illustratrice visionaria, con i capelli a polipo come le dice sempre il suo amico Paulo, è stata lei a proporre l’idea di una cartolina. “Io faccio un disegno e sul retro tu Paulo scrivi un raccontino dei tuoi. La cartolina si legge, tempo richiesto due minuti, massimo tre, si spedisce a una persona cara, e si può collezionare. La chiameremo Corto-lina”. E Paulo si alza in piedi con il bicchiere, il braccio teso per un brindisi, e le fa l’occhiolino. “Questa idea e questo prodotto diventeranno virali. I ragazzi le lasceranno sui tram, nei caffè, nelle biblioteche dimenticate. Basterà uno sguardo al tuo disegno e chi si fermerà a leggere tornerà umano, presente, connesso alla realtà. “Il successo esploderà”, e adesso è Renatina a implodere, “I racconti parleranno altre lingue: inglese, francese, spagnolo, tedesco, perfino arabo, russo e cinese. Il sito della nostra Scuola di scrittura sarà una finestra aperta sul mondo”.
L’uomo con il cappello, seduto a un Caffè cittadino, davanti a un prototipo di corto-lina, vorrebbe pronunciare la sua parola preferita, illusione, ma non se la sente di deludere i ragazzi.
(Abramo Vane)